lunedì 7 marzo 2011

Ancora sulla famiglia come palestra di vita

Il tema della famiglia è sempre centrale non solo nel nostro lavoro, ma nell'interesse della società. Io vorrei iniziare riflettendo su un assioma di base: "tutti gli esseri umani hanno bisogno di famiglia". Oggi potremmo chiederci di quale famiglia ci sia questa necessità. Oggi la famiglia si definisce a seconda delle relazioni scelte dai partner, in base al sesso, ai diritti personali, alla legge, alla religione, al numero dei membri, e così via. Si dice ancora che la famiglia è la pietra angolare della società. La nostra costituzione definisce la famiglia " un unione di un uomo e di una donna sancita dal matrimonio". Perciò riconosce la famiglia come elemento necessario ed insostituibile, che deve essere regolata da norme precise. E' necessario che ci sia un Diritto di Famiglia e leggi che siano atte a proteggere e regolare il rapporto tra i coniugi, tra i genitori e i figli, il rapporto patrimoniale etc. Tutto questo è senza dubbio necessario ma io penso che una famigli non possa diventare "buona" perchè ci sono buone leggi. Credo, invece, che nessuno sia mai diventato "buono" attraverso la legge.
Le leggi possono senza dubbio essere valide, giuste, efficaci,utili, ma comunque appartengono all' ambito giuridico.
Mentre tutto quello che è necessario per rendere "buona" una famiglia appartiene all'ambito affettivo. Se dovessi sceglire una definizione per la famiglia, sceglierei quella di Bernardi che in un suo articolo la definisce "il nucleo affettivo originario". Se ci pensate un momento, quando eravate bambini e avevate voglia di un ciccolatino, non vi importava sapere se i vostri genitori erano nucleo portante della società ma sapevate che se la mamma ve lo comprava era perchè vi voleva bene.
Però, oggi, si incontrano dei modelli familiari che, ritengo,un pò zoppicanti.
Per es. ci sono famiglie in cui il fine primario è quello economico. E' la loro principale preoccupazione. Entrambi i genitori lavorano dalla mattina alla sera, tornano a casa stanchi e nervosi, non hanno tempo per giocare con i figli. Non vorrei essere fraintesa. E' lodevole assicurare alla famiglia un certo benessere, come è lodevole garantire ai propri figli un vivere piacevole. Sono quei genitori
che danno ai figli ogni possibile comodità, e forse non si chiedono di cosa loro veramente hanno bisogno. Ricordo un biglietto che tre amici scrissero ai loro genitori, scegliendo di suicidarsi insieme: "ci avete dato tutto e niente altro". Terribile, vero ?
Poi mi è capitato di conoscere dei genitori che hanno ritenuto corretto, per il bene di tutta la famiglia, darsi dei ruoli "sociali". Il padre, per es. è colui che giudica o indaga e la madre è colei che amministra, che decide come tutelare la salute, che si occupa delle "pubblica istruzione" . Sono quelle famiglie in cui i figli sono sudditi, più o meno ribelli. Non hanno voce in capitolo, nessuno è soddisfatto ma si sta insieme per convenienza, o per interesse, o perchè ci si rassegna." Tanto non c'è modo di cambiare" è la frase che sento ripetere.
Ci sono tante famiglie così. Sono quei genitori che vogliono il colloquio con i figli e l'esito finale sarà sempre quello deciso da loro, perchè sentono ciò che i figli dicono, ma non li ascoltano.
La famiglia è palestra di vità quando non rende i figli "gregari" ma li fa uomini e uomini liberi. Questo non significa creare ribelli, ma creare uomini anche capaci di ribellarsi se necessario.
Quando si favoriscono le loro qualità umane, anche le qualità sociali si svilupperanno. Ma perchè questo avvenga è necessario che ci si senta amati.
L'amore è l'unica condizione irrinunciabile perchè ci sia una famiglia. L'amore vero, profondo, stabile, io dico "adulto" e non le caricature d'amore che vediamo oggi vivere. Così la famiglia può diventare il porto sicuro da cui si può partire ma a cui si può sempre ritornare.
La stabilità affettiva di cui parlo, non è determinata dal fatto che ci sia il matrimonio o no. Senza dubbio il riconoscimento alla regolarità di una unione è importante dal punto di vista sociale, personale o giuridico o morale, ma non c'entra con la stabilità affettiva. Ho incontrato, nel mio lavoro, tante coppie sposate che si detestano e tante coppie solo conviventi che si amano. La stabilità affettiva non è creata dal matrimonio ma dipende dalle singole persone. quando due si amano tutte le regole giuridiche, religiose, patrimoniali, non servono più.
Perchè quando la nosta capacità di amare è "adulta" è capace di pazienza, di tolleranza, di comprensione, di donazione, di disponibilità, di adatabilità. Si impara ad accettare l'altro, coniuge o figlio che sia, lo si accetta pechè esiste , anche se non è come vorremmo che fosse. Solo così possiamo dare a chi amiamo una sicurezza affettiva... Quando si vive in un ambiente così, la nostra storia familiare, che Freud chiamava il "romanzo della famiglia" è positiva.
Quando una famiglia è così, sa affrontare ogni cambiamento. Saprà aprirsi ad ogni novità, esterna o interna, perchè saprà adattarsi alle necessità del momento. Una famiglia così accetta la diversità dei figli. Gibran diceva " nascono da noi, ma non sono nostri". Perciò non si intralcia il loro cammino, non lo si abbandona ma non lo si trattiene. Ogni genitore sa che non può scegliere il destino dei figli, nè può farli buoni, coraggiosi, indipendenti ed onesti. Però possiamo dare loro tutto quello che serve perchè lo possano diventare. La famiglia è palestra di vita quando educa la persona ad evolvere, per esprimere tutte le sue potenzialità. Il presupposto della educazione è la libertà come lo è il suo obiettivo. Exducere, ricordando il latino, significa far uscire, significa aiutare il figlio, o chi per lui, ad esprimere la propria personalità perciò ad essere se stesso.












la società

mercoledì 2 marzo 2011

non sono sparita

Non sono sparita, anche se,da tanto tempo, non ho più scritto. Sembra che il tempo abbia il potere di contrarsi in modo progressivo per poi sgusciare via senza rumore. Così passano i giorni e "L'uom non se ne avvede" diceva il poeta.
Ha ragione chi mi rimprovera perchè trascuro il mio blog ma ora cercherò di riparare raccontando ciò che mi ha impegnato. Il mio lavoro di consulenza certo, poi convegni e congressi, di cui vi daremo da ora in poi notizie, poi il cineforum che guido da tempo, poi le lezioni che faccio per l'Università Sperimentale Decentrata, membro della Federuni ( federazione delle università) che si rivolge a persone non più giovani ma che vogliono mantenersi giovani. Sono, di conseguenza, tutti alunni molto interessat, che stimolano le insegnanti con le loro domande e con il loro impegno e che desiderano un confronto continuo. Sarebbero un bellissimo esempio per gli studenti che oggi disdegnano
l'impegno perchè non trovano nessuna motivazione nella necessità della cultura per il loro avvenire. Spero di ottenere il vostro perdono e di ricevere i vostri commenti come sempre.

martedì 14 ottobre 2008

Parliamo d'amore

Sfogliando distrattamente le pagine della Dottrina Sociale della Chiesa mi ha colpito una frase a pag.125 del testo. Dice "..l'essere umano è fatto per amare e senza amore non può vivere". Giovanni Paolo diceva, nella sua Lettera alle Famiglie:"...amare significa dare e ricevere quanto non si può nè comperare nè vendere, ma solo liberamente e reciprocamente elargire". E' bello parlare così di amore perchè descrive una realtà antropologica profonda che contraddice il dettato di una società che è orientata, in massima parte, a criteri di efficenza, di profitto e di proprio tornaconto.

Parliamo d'amore partendo, allora, dal fatto che ognuno di noi è nato con un infinito bisogno di essere amato e di amare e che questa sete d'amore è un bisogno primario, più vitale del mangiare, del bere edel dormire. nessuno di noi potrebbe oggi amare, se non fosse stato amato ieri e se l'amore che abbiamo ricevuto era un pò zoppicante, per es. un amore geloso,o possessivo, o ansioso, anche il nostro modo di amare oggi, potrebbe avere delle "zone di ombra". il bisogno d'amore, cioè il bisogno di riconoscimento, di appartenenza, di gratificazione è la "conditio sine qua non" che ci apre all'incontro e al dialogo con le altre persone e ci da la possibilità di dilatare noi stessi oltre i nostri confini.

Nel nostro vivere quotidiano ci siamo abituati a "relativizzare e a banalizzare l'esperienza d'amore" perchè, continuamente, sotto i riflettori di ogni genere, scorre l'effimero della vita e vengono oscurati i valori che ne sono il fondamento.

Con il termine "amore" viene compreso tutto, è amore la passione per uno sport, è amore l'attaccamento ad un animale, è amore l'interesse per una nuova tecnologia, è amore l'intreccio delle soapopera, è amore ogni relazione che soddisfi i miei desideri, anche se momentanei e passeggeri. Per amore vengono commessi tanti tradimenti, sempre per amore si sciolgono legamo o si raddoppiano, ancora per amore, a volte, si uccide.

Qualcuno un giorno disse:"..amatevi come Io vi ho amato". E se cerchiamo di capire come ci ha amato scopriamo che il Suo era un amore "gratuito" era un "dare"infinito, tracciando la mappa della nostra piena umanità.


In fondo tutta la storia degli uomini ci appartiene come se fosse la nostra. C'è un inizio, una nascita, prosegue con un percorso accidentato, con ruzzoloni e cadute, ma anche con scalate e traguardi, per giungere ad una fine che avrà significato " sol per chi lascia un'eredità di affetti" come diceva il poeta.

Ogni nostra storia è così, più o meno vissuta, più o meno sofferta, ma in ogni nostra storia possiamo scoprire l'amore che la conduce. A volte è palese, a volte è nascosto, a volte è dichiarato, a volte è sotteso. Ma esiste, dobbiamo solo scoprirlo. Quante volte ci siamo chiesti perchè abbiamo scelto quella persona, oppure perchè abbiamo preso quella decisione o intrapreso quella strada che mai avremmo immaginato e che invece ci si rivela positiva, Quante volte ci troviamo a vivere situazioni da cui non riusciamo ad uscire e poi, piano piano, si srotolano, si spieghetano, trovando soluzioni impensabili prima. E' solo il destino? E' solo il caso? Qualcuno scrisse un giorno "..che cosa è l'uomo perchè te ne ricordi e il figlio dell'uomo perchè te ne curi ?"

Voglio ricordare Camus quando diceva "..nell'uomo vi sono più cose da ammirare" ed ancora Tagore che insegna "Ogni bimbo che nasce annuncia che Dio continua a sperare nell'uomo" e Vinoba Bhave, il grande discepolo di Gandhi, dichiarava " la madre in attesa del figlio è in attesa di Dio".



Allora....perchè io seguito a non voler capire ?

lunedì 5 maggio 2008

Età e memoria

Nello studio della psicologia evolutiva, uno dei problemi più discussi e studiati è stato quello sulla modalità di sviluppo della memoria nel periodo della vita dell'uomo e sulla capacità di affrontare problemi complessi. Già fin dalla nascita il bambino ha la capacità di raccogliere informazioni elementari probabilmente favorito dal corredo genetico ricevuto. Questa capacità, che è paragonabile a quella degli animali, viene definita da alcuni studiosi " memoria bruta" essi sostengono che questa memoria non sarebbe suscettibile di cambiamento con l'età e non sarebbe influenzata dallo sviluppo dell'intelligenza. E' certo che anche bambini piccolissimi sanno riconoscere la mamma dal suo odore. Il neonato poi è capace di fissare a lungo immagini nuove rispetto a quelle conosciute, come se volesse memorizzarle. Infatti dal tempo di osservazione del bambino si può dedurre un indice del ricordo che il bambino ha dell'oggetto. Anche dopo una settimana di vita è stato possibile osservare nel neonato, schemi visivi attraverso la capacità del ricordo. I piccoli di 6 o7 settimane riconoscevano uno stimolo visivo dopo un periodo di 12 ore fino a 24 ore. Via via che il piccolo cresceva l'intervallo di tempo poteva essere aumentato. A quattro mesi il bambino sorride e balbetta ad ogni volto anche se non sembra distinguere ancora le persone. A sei mesi non solo distingue bene i genitori ma piange se viene preso da estranei; questo dimostra che il bambino ha acquisito una precisa memoria di riconoscimento che continuerà a svilupparsi fino ai 3-4 anni ,anche se ci possono essere delle differnze individuali.

Ma per i bambini, come per gli adulti, il punto critico in questa evoluzione, sta
nella relazione tra le informazioni che devono essere ricordate e le strutture cognitive che devono interpretarle e recepirle. L'adulto ha meno problemi perchè quasi sempre riceve o ricerca informazioni che riguardano fatti o argomenti che conosce. Infatti la memoria si costruisce sulla memoria.
Pensiamo a quanta fatica si fa quando si deve apprendere qualcosa di sconosciuto, per es. imparare l'arabo o il cinese op. studiare uno strumento musicale. E' anche vero che ogni nuova conoscenza viene "guidata" dai concetti che già possediamo. E come le preesistenti strutture cognitive ci aiutano ad interpretare le nuove acquisizioni, capita che anche le nuove conoscenze ci aiutano a "risistemare" il sapere che già possediamo.
Possono sorgere però delle difficoltà. Se, per es., le informazioni che ci si presentano non collimano con le nostre strutture mentali, ci troveremo in difficoltà e non potremo accettarle per non mettere in discussione tutto il nostro sistema di memoria.
Per il bambino è più facile ma potrebbe essere anche pericoloso. E' più facile perchè avendo una struttura mentale meno complessa è più pronto e disponibile ad accogliere le informazioni più disparate. Quante volte noi genitori siamo stati tempestati dai "perchè" su ogni cosa dei nostri figli?
In loro l'interesse è più acceso e c'è la curiosità per ogni cosa.
E' più pericoloso perchè non hanno ancora maturato una capacità selettiva nè una conoscenza valoriale. Per loro tutto il nuovo attrae, sia il bello che il brutto, sia il bene che il male. accolgono la caramella da uno sconosciuto come il gelato dalla mamma. E' la guida del genitore che insegna loro a selezionare.
Da quanto detto allora, si deduce che più si diventa adulti più numerose sono le acquisizioni delle conoscenze, più ampie sono le aspettative, e maggiori le capacità. Però, e c'è sempre un però, si riducono inevitabilmente le possibilità di comportamento e di relazione che avevamo a disposizione da bambini.
E' vero anche che quando siamo guidati da pregiudizi e da stereotipi, siamo ingabbiati in schemi cognitivi rigidi che ci fanno circoscrivere la realtà entro confini ristretti.
Purtroppo, con l'inesorabile passare degli anni, anche la nostra memoria invecchia come il nostro corpo. E' l'esperienza di molti che perdono via via alcune abilità. Hanno difficoltà nel ricordare cosa fare, o cosa dire. ricordano esperienze passate a cui sono, a volte, troppo legati e insistono a riproporle senza rendersi conto della diversa situazione in cui vivono.
E' necessaria, come nei primi anni di vita, la guida del figlio-genitore che sappia decidere per loro.

domenica 16 marzo 2008

la famiglia in una società che cambia

Abstract di una conferenza tenuta alla biblioteca di Mentana, sabato 8 marzo '08



Vorrei iniziare con una favola che mi ha raccontato un caro amico. E' il racconto di una ghianda, una bella ghianda verde scuro, caduta dall'albero e rotolata nel bosco. Questa ghianda si guarda attorno timida ed un pò impaurita. Vede tanti grossi tronchi e con tanti rami che si piegano verso di lei. Poi sente una pianta che dice : Guarda che bella ghianda. Diventerà un grosso pino. un'altra pianta dice: Ti sbagli sarà una bella noce. Infine una terza voce, più forte delle altre dice : Non capite niente lei sarà una sequoia gigante. E inchinandosi verso la ghianda le dice: tu sarai una sequoia. Le sequoie sono gli alberi più alti del bosco, sono forti ed i loro rami occupano tutto il cielo. Tu devi incominciare a dirti: sarò una sequoia, sarò una sequoia. Sevuoi ti darò un nastro registrato con tutto ciò che è una sequoia così lo potrai sentire fino ad impararlo. Vi chiedo adesso: Pensate che quando la ghianda sarà diventata una quercia sarà felice o rimpiangerà per tutta la vita di non essere una sequoia ?

Ho usato questa metafora per entrare nel tema che mi è stato proposto e che trovo molto interessante ed attuale. Noi siamo le ghiande ed il resto del bosco sono tutte le infinite voci del mondo che ci circonda. Voci che ci seducono, che ci blandiscono ma che spesso ci confondono e ci condizionano. Viviamo in una società nevrastenica, il termine non è mio, in continua evoluzione, ossessionata dalla fretta, sempre più globalizzata, sempre più informatizzata, che non ci da il tempo di assorbire, di sedimentare, di selezionare e scegliere tutto quello che ci propone.

Viviamo in un presente precario e con l'incertezza del futuro.

Vorremmo essere sereni, avere un pò più di tempo, ma c'è sempre qualcosa da fare, la famiglia, il lavoro, i figli, i loro sport, la loro lezione di musica o d'inglese. e quando abbiamo un pò di tempo libero corriamo ad occuparlo in quelle cose che non riusciamo mai a fare. Magari chiudendoci in macchina per una ipotesi di vacanza o, come purtroppo sta accadendo sempre più spesso a Roma, decidiamo di passare la giornata nei centri commerciali dove abbiamo di tutto, dal ristorante alla discoteca, dal parco giochi al parrucchiere, e mille negozi diversi, con mille tentazioni diverse. Le nuove "città dei balocchi" di collodiana memoria.

In questo quadro dove collocare la famiglia? dove la coppia' E prima di tutto dove la persona ?

queste parole hanno ancora il loro significato originale ? in una società in cui si sono moltiplicati i cambiamenti dobbiamo capire di cosa stiamo parlando. Ricordiamo alcuni di questi cambiamenti. 1968: depenalizzazione dell'adulterio, 1970: introduzione del divorzio e regolamentazione dell'aborto, poi abrogazione delle norme che regolavano la diffusione dei contraccettivi. Poi fu sancito il diritto della donna a mantenere il suo cognome dopo il matrimoni, etc. Sono norme che inevitabilmente hanno tracciato un nuovo profilo alla coppia e alla famiglia. La sociologia ci informa che in Occidente ci sono circa sedici modalità di intendere la famiglia. Volete che ve ne citi qualcuna ? c'è la famiglia nata da un matrimoio civile, c'è quella nata con il matrimonio sacramento, c'è quella formata dal matrimonio concordatario, c'è la famiglia more uxorio, c'è quella residuale da un dovorzio, c'è la famiglia formata da un secondo matrimonio, quella determinata da una vedovanza, quella patriarcale e quella nucleare, quella nata con i pacs francesi, e quella della coppia omosessuale in Spagna, quella nata dal "Convenient Marriage" di alcuni stati americani o quella " comunità" formata dai figli di primi o secondi o terzi matrimoni.

Di quale famiglia vogliamo parlare ? e di quale coppia ? quella che ancora è stabilita dalla nostra Costituzione, cioè fondata sul matrimonio, sia civile che religioso? se siamo d'accordo e parliamo di questo, intendiamo una unione ufficiale, duratura e permanente, scelta e voluta da due persone di sesso diverso, libere e consapevoli. Disposte ad affrontare insieme tutte le difficoltà che la vita può presentare. Una coppia che si forma con questi presupposti, anche se può essere confusa e disorientata dalle situazioni sociali, sa attingere alle sue risorse e trovare le sue soluzioni. Quando la coppia vuol rimanere coppia si supera qualsiasi problema. Dipende dalle persone, dalla loro "adultità", dalla loro capacità di aver maturato una identità adulta.

Ma parlare di identità della persona diventa, oggi, un discorso complesso. Anche il significato del termine identità è cambiato. Una volta l'identità era stabilita dal maschile e dal femminile, cioè dalla appartenenza ad un sesso. Oggi si parla di identità di genere, così come si parla di sessualità di genere. Questo significa che l'identità, pur "riferendosi ad una condizione certa", è esposta ad una tale moltitudine di realizzazioni diverse, che inevitabilmente intervengono nel percorso evolutivo dell'io. La parola "genere" al posto del termine"sesso" è stata ideata nel 1975 da Gayle Rubin e vuol significare, per definizione dell'autrice:"L'insieme dei processi, adattamenti, modalità di comportamenti e di rapporti con i quali una società trasforma la sessualità biologica in prodotti dell'attività umana e organizza la divisione dei compiti differenziandoli l'uno dall'altro".

Questo termine, nato nel movimento femminista radicale, aveva l'obiettivo di annullare le gerarchie di potere che mettono l'uomo aldisopra della donna. E' chiaro che parlare di genere

diventa un fatto culturale, e si dà importanza più alle variabili sociali che alla costante biologica.

Tutto ciò ha portato un certo disorientamento, tanto che, in un recente congresso di medicina, alcuni ginecologi dichiaravano che da ora in poi, si sarebbero ben guardati di dire alle neo- mamme: Auguri , signora, lei ha avuto un bel maschietto o una bella femminuccia. Ma anche le registrazioni anagrafiche dovranno cambiare, dichiareranno solo il sesso fenotipico, cioè la registrazione dei genitali.

Intorno a questi temi ci sono poi le novità dei "manipolatori dei geni", le voci dei boschi nostrani, che dichiarano di poter creare un embrione con tre genitori, oppure un embrione con un solo genitore creando lo sperma dal materiale genetico della donna. Poi ci sono le voci dei boschi stranieri, quelle dei medici inglesi, per es. che non avendo fiducia negli esami prenatali, dicono di far nascer i bambini per poi sopprimere quelli malati. Oppure quella che da la possibilità di creare bambini "a la carte", selzionati secondo le esigenze dei genitori. Poi le norme sull'eutanasia olandese, che giustifica l'eutanasia per chi diventa un peso ed una spesa per la società. O le discussioni sulle agenzie del divorzio. e sull'uso della RU486, che viene prescritta anche se non sono state ultimate le dovute ricerche. Durante un recente dibattito televisivo il popolo italiano è stato descritto come un popolo triste senza più motivazioni. Ricordo una frase di Nietzce che si definiva un pellegrino senza meta in un universo vuoto. Ricordo gli striscioni tesi sulle scuole romane nel '68-'70 con la scritta "Dio è morto e noi lo abbiamo ucciso". E' possibile ribellarsi a questo nulla ? io credo fermamente di sì. Dobbiamo incominciare a vivere, non a lasciarsi vivere. C'è un vecchio proverbio cinese che dice: Se vuoi bere acqua pulita, devi tornare alla fonte" tornare alla fonte significa andare contro corrente, significa non seguire il percorso del fiume. fare come i salmoni, che vanno, a costo della vita, a depositare le uova alla sorgente perchè vogliono che i piccoli nascano in acque pulite. Qualche tempo fa uscì sui giornali un appello firmato da firme eccellenti, cinquanta fra scrittori, docenti universitari e giornalisti ed era intitolato Emergenza Educazione. Due domeniche fa, in piazza S.Pietro, il Pontefice ha dato una sua lettera ai fedeli romani sul Compito dell'Educazione. Forse abbiamo bisogno tutti di educazione e non solo i ragazzi che vediamo sempre più senza interessi, nè motivazioni, se non quella di cercare sensazioni sempre più forti, nella cultura dello sballo, perchè così, evitano di pensare.

E' la società che noi abbiamo creato, forse per ingenuità, forse per ignoranza, forse per fiducie mal riposte, ma è nostra la responsabilità. E' la responsabilità delle coppie, delle famiglie, se si sapranno riappropriarsi del loro ruolo di cellule vitali della società.

Voglio concludere con una frase di Martin Luther King, che faccio mia. " Anche se sapessi che il mondo sta per finire, io ugualmete, pianterei un melo".

lunedì 3 marzo 2008

Biglietto da visita

Al Consiglio Direttivo dell’ A.I.C.C.e.F.

Sono Mirella Papini e sono direttore responsabile del Centro di Consulenza familiare “S.Costanza” di Roma. Il nostro è un piccolissimo consultorio che viene ospitato in una zona centrale di Roma nord dal Sodalizio degli Abruzzesi “S.Camillo de Lellis”, da circa trenta anni. Abbiamo fatto tante cose, spesso in altre sedi, perché la nostra sede non ha grandi spazi. Il nostro lavoro è stato sempre molto in sordina, perché a Roma c’è, giustamente, la forte voce del Centro di v. della Pigna, con il quale non oseremmo mai entrare in competizione, sia perché gli dobbiamo la paternità, sia perché Luciano Cupia, che è stato il fondatore del Centro La Famiglia è il nostro amorevole presidente.
Il nostro Centro, ed io personalmente, siamo da vari anni soci dell’A.I.C.C.e.F. e, parlando in varie occasioni con il suo presidente, prof. Raffaello Rossi, ho preso il coraggio di scrivervi per farvi conoscere il nostro lavoro. Ciò che viene richiesto dalla Associazione per la corretta conduzione del nostro lavoro è anche una nostra esigenza personale. Come equipe abbiamo un incontro mensile con un supervisore esterno, il dott. Gabriele Paragona, e poi un altro incontro mensile per l'organizzazione delle varie attività e il confronto sui casi. Due dei nostri consulenti stanno seguendo inoltre, nuovi corsi di specializzazione.
Fin dai primi anni del nostro lavoro, sia come Consultorio sia come soci fondatori della Associazione culturale “Famiglia Europa” siamo stati chiamati a fare conferenze su temi diversi, in varie sedi, sia da Parroci, sia da Associazioni, sia da Enti di Formazione. Con alcuni soggetti la nostra collaborazione è diventata stabile. Per es. per l’Associazione del Volontariato Vincenziano organizziamo, da anni, un cineforum su di un tema specifico che interessa alla riflessione pastorale del loro anno sociale. I temi sono stati: “la donna nella società”,“la famiglia”, “ l’intercultura”, "la prossimità" e così via. È un cineforum, direi, quasi didattico, perché si preparano schede con indicazioni critiche sulla regia, sulla sceneggiatura, sui personaggi ed ogni volta segue un interessante dibattito. È una attività che il Volontariato Vincenziano richiede per tutta la decima prefettura di Roma ed ha avuto, ed ha , molto successo.
Per l’A.G.E, Associazione Genitori, abbiamo tenuto un corso di formazione sulla comunicazione e l’ascolto. Spesso incontriamo gruppi di coppie, di genitori, di fidanzati e di giovani in varie zone della Sabina romana, per incontri sulla coppia, sulla genitorialità, sulla sessualità.
Da alcuni anni abbiamo aperto uno “Sportello Amico” in alcune parrocchie per essere più vicini ai problemi di molti che per una gamma infinita di motivi non possono venire al nostro Centro.
Da due anni collaboriamo con alcuni operatori del Centro Antiviolenza del Comune di Roma e dallo scorso anno con l’ Istituto per la Prevenzione del Disagio Minorile.
La collaborazione con questo Istituto, che si è specializzato soprattutto nel combattere tutte le insidie che i nuovi mezzi di comunicazione presentano per i minori, ci ha permesso di fare degli incontri- dibattito su questo tema che ha incontrato un grandissimo interesse.
Grazie per la cortese attenzione.

Mirella Papini